INVASIONE DELLE MICROPLASTICHE NELLA CATENA ALIMENTARE

L’invasione

Come ormai è evidente, occorre attivarsi per affrontare le cause dei cambiamenti climatici in tempi rapidi, allo stesso modo ci troviamo di fronte ad un’altra emergenza. La plastica, che da materiale miracoloso è diventato l’incubo da risolvere.

Sempre più persone, amministrazioni ed enti pubblici, anche a livello internazionale, si sono resi conto del problema e cercano di intervenire. È recente la direttiva europea che vieta l’impiego di oggetti monouso in plastica per tutta una serie di utilizzi.

I mari, lo sappiamo, ne sono ormai invasi e la plastica, presente in varie forme e dimensioni, è la causa dello sterminio di diverse specie marine (alcune rischiano l’estinzione), ma anche dei volatili che se ne cibano.

INVASIONE DELLE MICROPLASTICHE NELLA CATENA ALIMENTARE

Segno che questo derivato del petrolio è ormai entrato nella catena alimentare e noi, essendone in cima, ce la ritroviamo nel piatto.

Oggi purtroppo all’invasione marina si aggiunge un altro tassello, impressionante. Nell’estate dello scorso anno (2018) un team di ricercatori dell’Università di Milano e Milano-Bicocca, ha eseguito una serie di campionamenti sul ghiacciaio dei Forni nel Parco Nazionale dello Stelvio (2600-3670 m s.l.m.).

L’oggetto dello studio erano le microplastiche per capire se fossero presenti in ambienti non antropizzati e in alta quota. La quantità di poliestere, poliammide, polietilene e polipropilene rilevata è pari a 75 microparticelle per Kg di sedimento. Il ghiacciaio si stima quindi contenga 131-162 milioni di particelle di plastica. Contaminazione paragonabile a quella marina di cui tanto si parla. Se poi aggiungiamo che anche i pascoli, nei quali si alimentano bovini, ovini e suini, sono soggetti a contaminazione simile, l’invasione dovuta all’incoscienza umana è praticamente completa.

La direttiva europea che dal 2021 metterà fuori legge cotton-fioc, piatti, posate, cannucce, palloncini monouso è un importante passo avanti, ma evidentemente occorre fare di più.

Però questa drammatica situazione è anche una potenziale opportunità che può consentire di migliorare la situazione e aprire nuovi orizzonti economici, produttivi, lavorativi. Occorre infatti disinquinare enormi superfici, smaltire o meglio recuperare i materiali plastici in circolazione, progettare e produrre articoli sostitutivi con materiali non inquinanti (quindi naturali), riutilizzabili, riciclabili o biodegradabili/compostabili, attivando finalmente quell’economia circolare che non rilascia elementi inquinanti nell’ecosistema e non esaurisce le risorse dell’unico pianeta che ad oggi abbiamo a disposizione per vivere. L’auspicio è che l’intelligenza ricominci a vincere sulla pura speculazione economica.

INNOVANDOSmart Enrico MaroneIL BABI EDITORE Riproduzione Vietata ©

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Social media & sharing icons powered by UltimatelySocial