RAEE e recupero terre rare

EWIT – Lo sviluppo dei paesi africani parte anche dai RAEE italiani ed europei

La mia visione è che ogni Azienda, piccola o grande, ha una Responsabilità Sociale intrinseca nel ruolo che svolge per lo sviluppo di una comunità.

Indipendentemente dal fatto che la responsabilità sociale sia scritta su un certificato o che si adotti un Codice Etico, è la natura stessa dell’Azienda che la pone in stretta relazione con il territorio in cui opera e con cui si relaziona, sia dal punto di vista dell’impatto ambientale, che della qualità del lavoro e dell’adozione di modelli di collaborazione rispettosi del valore di tutti gli attori che fanno parte della filiera, i quali, a loro volta, potranno mantenere le condizioni ideali per poter conservare in salute, bellezza e crescita le loro comunità.

In tanti anni di lavoro, molti clienti hanno saputo coinvolgermi in iniziative molto importanti per la valenza sociale che hanno. Uno di essi va decisamente oltre la singola campagna o la singola iniziativa perché ritengo che abbia un vero DNA sociale.

Sto riferendomi a Remedia che è il Consorzio nazionale per la gestione eco-sostenibile di tutti i Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE, domestici e professionali), pile e accumulatori esausti

Il Consorzio Remedia è nato nel 2005 per permettere ai produttori e importatori di AEE e, successivamente, anche di Pile e Accumulatori e Fotovoltaico, di adempiere alla normativa sullo smaltimento degli apparecchi elettrici ed elettronici alla fine del loro ciclo di vita, avviando politiche di recupero dei materiali contenuti negli stessi per essere reimmessi nel ciclo produttivo.

Non mi addentro nella complessa normativa e in questa occasione voglio invece mettere in evidenza la parte più importante di questo obbligo che è il recupero delle cosiddette terre rare contenute nei RAEE e il loro re-impiego.

Pochi sanno che dentro i pc e altri dispositivi utilizzati per esempio nell’informatica e nelle telecomunicazioni ci sono minerali considerati nobili e rari e che per questo motivo hanno un valore economico elevatissimo. Parliamo ad esempio di platino, oro, argento, rame, rodio, palladio, per citarne alcuni.

Un’altra caratteristica di alcuni di questi metalli è però anche l’elevato tasso di tossicità e cancerogenicità, il che ci porta subito a pensare a quanto deve essere delicato e costoso il processo di smaltimento e che certamente può essere svolto solo da personale altamente qualificato e specializzato.

Molte persone sottovalutano sia la nocività che la ricchezza di questi rifiuti e li abbandonano nei boschi.

I RAEE prodotti a livello globale toccheranno i 56 milioni ton/anno nel 2020, di cui ben 12 milioni ton/anno saranno imputabili ai soli Paesi dell’Unione Europea. Si pensi che ogni tonnellata contiene circa 200 grammi di oro e, allo stato attuale, solo il 14% di tale materiale nobile viene recuperato a fine ciclo di vita (Fonte: https://www.teknoring.com/news/riciclo/raee-recupero-re-me-te-start-up/).

Non ho motivo di dubitare delle stime e da queste capisco subito quanta ricchezza può essere generata dal corretto riciclo dei rifiuti tecnologici e al tempo stesso quanto male ci possono fare, se non razionalmente tracciati, smaltiti e trattati attraverso sistemi e processi che necessariamente coinvolgono tutti noi in modo universale tra comuni, cittadini, aziende, università e i governi a livello mondiale.

Il trattamento conforme e virtuoso dei RAEE non solo genera un profitto ma si presta ad impattare in modo estremamente positivo sullo sviluppo dell’economia dei territori. Quindi ha un’importante ricaduta sociale. Come?

L’esempio di come lo smaltimento virtuoso dei RAEE e il loro riciclo possa portare benefici alle comunità ce lo fornisce proprio REMEDIA che con il progetto EWIT , attivo da gennaio 2015 a gennaio 2017, ha creato un portale web in grado di mettere a disposizione dei policy maker di alcune città africane informazioni e best practice per la gestione di questa tipologia di rifiuto così che i soggetti coinvolti potessero beneficiare di un know-how condiviso e consolidato

Molti paesi africani sono destinazione di rifiuti europei (dal 3 al 5%), specialmente tossici. Inoltre sta crescendo vertiginosamente la produzione di AEE, grazie allo sviluppo velocissimo di nuove tecnologie che però durano sempre meno e per questo motivo diventano obsolete molto più velocemente che in passato; oggi siamo a 2kg/abitante/anno, ossia i RAEE crescono di due milioni di tonnellate all’anno con una “prospettiva” del raddoppio nel 2020 (Fonte: https://www.consorzioremedia.it/il-consorzio/ricerca-e-innovazione/ewit/).

L’obiettivo è passare da 200.000 tonnellate di RAEE raccolte l’anno a 1.000.000, sottraendole al mercato nero e soprattutto generando un valore di “recuperato” pari a 300.000 euro che, tradotto più facile, vuol dire 1.500 posto di lavoro da crearsi in Africa.

Personalmente, penso che sia tra le risposte più efficaci che possiamo dare a livello europeo rispetto ai problemi di occupazione ed emigrazione. Questa è L’Europa che vorrei in futuro e l’Italia è in prima linea grazie ai produttori di AEE che hanno aderito al Progetto EWIT con Remedia.

Remedia si impegna ogni giorno in tema di economia sostenibile con iniziative come EWIT e ogni anno stila il suo Green Economy Report, che illustra i risultati ambientali, sociali ed economici dell’attività del Consorzio. Per la prima volta quest’anno è stato creato un apposito sito,  www.remediaperlambiente.org, che, oltre a mostrare i dati di raccolta, trattamento e recupero, evidenzia anche come il riciclo dei rifiuti tecnologici rappresenti un esempio concreto di economia circolare.

Ecco cosa vuol dire per me avere un DNA sociale.

INNOVANDOsmart Dani De AngelisRiproduzione Vietata ©

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